IGP

Internationale Gebrauchshund Pruefung (IGP) o Utilità e Difesa (UD) è una disciplina cinofila che si articola in tre differenti tipologie di prove, definite “sezioni” A, B e C, rispettivamente “Ricerca su pista”, “Obbedienza” e “Difesa”.
Gli obiettivi fondamentali delle prove sono verificare le attitudini di un cane per un determinato impiego e mantenere ed accrescere la salute e le attitudini di razza.
L’IGP è una della più antiche e nobili discipline proprio perché fondata sull’esaltazione delle qualità naturali del cane.
Da più di trentacinquemila anni il cane è compagno dell’uomo e, entrato a far parte del contesto sociale umano attraverso la domesticazione, è ora sotto molti aspetti completamente dipendente da noi, rendendoci, quindi, fortemente responsabili del suo benessere.
Tentar di cancellare e reprimere doti dell’esemplare scelto, quali tempra, aggressività, combattività, mordacità, non è un atteggiamento propositivo nei confronti dell’animale, dettato da un sentimento d’amore verso questo.
Al contrario, assecondare con giudizio queste caratteristiche, significa rispettare il lungo processo di selezione che ha portato alla creazione di razze da difesa e, più in generale, da utilità.
Nel corso della storia il cane ha ricoperto svariati compiti e quindi ora il nostro, in qualità di proprietari-conduttori, è quello di dare la possibilità al cane di svolgere attività conformi alle proprie attitudini.
Come tutte le discipline cinofile, l’UD favorisce la creazione di un’ottima intesa cane-conduttore (che, nella quotidianità, si traduce nell’avere un cane sempre sotto controllo).
Il raggiungimento di questo armonico risultato si può ottenere solo immedesimandosi nel proprio animale, e, quindi, solo imparando a conoscere le sue doti e qualità naturali.
Nell’immaginario collettivo, compreso quello di parte degli addetti ai lavori, questa disciplina, e, in generale, le “discipline di morso” sono spesso erroneamente malviste: da qui nasce l’idea di scrivere questo articolo.
A un occhio inesperto, l’IGP può sembrare uno sport particolarmente violento, dove cani mordaci vengono resi aggressivi a causa dei maltrattamenti subiti da addestratori sadici, divertiti nell’infliggere punizioni all’animale: niente di più sbagliato.
Sotto questa prospettiva, sembra quasi giustificata l’indignazione degli animalisti che affermano di aver assistito a “frustate e bastonate a danno del cane”.
Anche in questo caso, però, le informazioni non sono corrette: frusta e bastone sono strumenti impiegati durante le prove, ma il loro utilizzo è ben diversi da quello che si può pensare.
La realtà dei fatti è che in questa come in qualsiasi altra disciplina, i cani vengono preparati attraverso il gioco e il rinforzo positivo: l’intero addestramento è basato sul rapporto cane- conduttore e sul divertimento.
Vi assicuro che nei nostri gilet non abbiamo altro che palline, würstel e salamotti!
Purtroppo, come in qualsiasi altro ambito, esistono delle spiacevoli eccezioni, dovute, però, alla scelta del metodo di utilizzo degli strumenti, che di per sé sono totalmente neutri: il tutto dipende solo da chi e come li usa.
La domanda che più spesso mi viene posta è:
“Che senso ha uno sport in cui il cane deve mordere l’uomo?”
Il senso è profondamente cinotecnico: i cani, in quanto tali, sanno mordere e, non solo, è nel loro etogramma, nella loro natura.
Non siamo certo noi attraverso le prove IGP, Mondioring, o altre discipline di morso, a insegnarglielo.
Esistono razze la cui utilità consiste proprio nel mordere e per questo motivo i relativi allevatori devono assicurarsi di utilizzare in riproduzione soggetti adatti a questo scopo e che, quindi, non solo sappiano mordere, ma che lo facciano in un certo modo, e che siano, inoltre, facilmente addestrabili e, soprattutto, equilibrati.
Eccetto il caso di quelli impiegati nei corpi di polizia (sempre ed esclusivamente al guinzaglio di professionisti), i cani preparati alle discipline di morso non sono addestrati ad attaccare l’uomo, ma solo la manica o il costume.
L’addestramento del cane sportivo è, quindi, circoscritto al campo, al di fuori del quale il nostro fedele compagno svolge una comune vita di socialità dentro e fuori il contesto familiare.
L’importante conclusione da sottolineare è che un cane da UD non difenderà il proprio padrone da un malintenzionato perché addestrato alle discipline di morso, ma lo farà, indipendentemente, in quanto cane che sente il dovere di proteggere un membro della propria famiglia dal pericolo, e perché il susseguirsi di anni di selezione avranno valorizzato e consolidato il suo istinto alla difesa, esattamente come per un cane da pastore, gli anni avranno potenziato il suo istinto a radunare e difendere il bestiame.
Quindi, esattamente come un boxeur professionista, appassionato del suo sport e temibile sul ring per gli avversari, non trascorrerà la sua quotidianità ad aggredire chiunque incontri (e, quindi, non prediligendo la violenza come mezzo di risoluzione dei conflitti solo perché potenzialmente pericoloso), un cane sportivo con specifiche doti, adeguatamente addestrato e accompagnato da un conduttore consapevole delle sue peculiarità, sarà sicuramente in grado di autogestirsi in situazioni potenzialmente stressanti, più di un altro esemplare le cui caratteristiche siano state trascurate o, peggio, represse.

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